DA ANIMALE A MACELLAIO(E ALLA FINE A RIMETTERCI SONO SEMPRE I REFERENTI ASSENTI)

È interessante notare come la politica di questi giorni adotti un linguaggio (in parte) specista per declassificare l’umano: accade che sui fatti in Russia prima il ministro Di Maio afferma, a proposito di Putin, “è peggio di un animale” e più o meno contemporaneamente il presidente americano Biden rincara la dose definendo il russo “un macellaio”.


Chi non si è soffermato troppo sull’analisi di tali affermazioni non avrà dato troppo peso alle differenze tra le due figure tirate in ballo che fanno sì parte dello stesso mondo ma per motivi opposti: il macellaio resta il carnefice per antonomasia, che senza la controparte non esisterebbe, e dall’altra l’Animale come rappresentazione dell’istintualità e della Natura in contrapposizione alla Cultura e, come tale, facente parte delle bestie senza scrupoli ad esercitare violenza su chiunque, quando in realtà sappiamo bene che è vero il contrario e che le bestie attaccano soltanto se minacciate o avvertono di essere in pericolo.

Quindi da un lato abbiamo la degradazione dell’individuo che diventa animale perché solo in questo modo possono essere comprensibili le sue gesta bestiali poiché appunto, secondo il pensiero specista, l’unica spiegazione plausibile è che le efferatezze sragionate di tale persona non appartengono alla categoria umana mentre invece sappiamo bene, anche se tanti fingono o non sono interessati a saperlo, che nessuna altra specie ha mai imbastito quella che ai nostri occhi può essere definita guerra. La guerra è un’invenzione “squisitamente” umana. Per di più viene perpetrata contro esseri della stessa specie.

Nel secondo caso, quello di Biden, viene utilizzato l’appellativo macellaio per evidenziare la brutalità inscenata nel conflitto in atto in Ucraina. Dunque si riconosce un ruolo che va condannato duramente ma soltanto quando il contesto coinvolge la specie umana.
Insomma il macellaio è un personaggio buono e accettato socialmente se ammazza animali di altra specie, diventa però cattivo e da fermare con qualsiasi mezzo a disposizione se invece il sostantivo viene applicato a chi esercita violenza e messa a morte dei corpi sugli animali umani.

Siamo sempre della stessa idea e non ci stancheremo mai di ripeterlo e metterlo in evidenza: per avere una società, umana e di altra specie, liberata dall’ideologia del dominio bisogna ricalibrare i rapporti smantellando la cultura specista, patriarcale e capitalista e questo non è possibile se continueremo a trattare la questione animale come separata da quella umana.

(Giusto per chiarire subito, ed evitare fraintendimenti, siamo contro ogni tipo di guerra e questo articolo non è a favore di Putin).