Dittatore femminista. Atea devota. Dominio consensuale. Tiranno giusto. Schiavitù volontaria. Non c’è qualcosa che stride nella tua testa mentre leggi?
Sarà che nessunə accosterebbe mai una figura, un comportamento, un’ideologia di prevaricazione con termini in antitesi tra loro. Eppure quando più volte si è letto che l’esercito israeliano si auto-nominava “il più vegan al mondo”, sbandierandolo ai quattro venti, sono stati molti più gli apprezzamenti rispetto alle critiche provenienti dalla comunità vegan mondiale. Ma come mai in questo caso l’ossimoro non ha fatto gelare il sangue a chi dice, spesso pure con malcelato orgoglio, di sentirsi moralmente superiore e empaticə perché ha adottato un scelta di vita basata sul rispetto degli altri animali?
Prima di rispondere alla domanda cercheremo di contestualizzare i fatti di questi ultimi giorni – che a dirla tutta non sono una novità dell’esercito israeliano – in cui sono stati coinvolti loro malgrado i cani delle Forze di Difesa Israeliana (da ora IDF): Le testimonianze raccolte dall’Osservatorio Euro-Mediterraneo* rivelano un quadro agghiacciante in cui cani soldato vengono sistematicamente impiegati per attaccare e terrorizzare adulti e bambinə palestinesi nelle loro case, nei rifugi e nelle strutture mediche. Persino facendo aggredire sessualmente alcuni ostaggi, come ha denunciato l’avvocato Fadi Saif al-Din Bakr, il quale ha descritto l’orrore di essere stato testimone di uno st*pro perpetrato da un cane su un giovane a cui i soldati hanno legato mani e piedi assicurandosi che non potesse reagire o scappare.
(*fonte: invictapalestina.org/archives/52136#// euromedmonitor.org/en/article/6383/)
Un altro caso della barbarie perpetrata dall’IDF nell'(ab)uso dei cani come strumenti di violenza contro i civili palestinesi riguarda l’uccisione di Mohammed, un ragazzo ventiquattrenne nato con la Sindrome di Down, azzannato a morte durante l’irruzione nella sua abitazione. Nonostante le richieste dei famigliari di poter soccorrere il giovane, le milizie lo hanno lasciato agonizzante in una stanza. I suoi parenti sono potuti rientrare soltanto diversi giorni dopo, quando il cadavere di Mohammed era in stato di decomposizione.
Questi sono solo due dei tanti casi quotidiani che arrivano, centellinati e in ritardo a causa di una informazione giornalistica quasi assente, da quelle zone assediate dalle forze coloniali israeliane. L’(ab)uso di cani di grossa taglia durante le operazioni militari nella Striscia di Gaza non è un incidente isolato, ma una pratica consapevole e deliberata. L’IDF non solo permette ai cani addestrati di aggredire i civili, ma spesso danno loro ordini specifici, umiliando e deridendo le vittime. Questi crimini non sono solo attacchi alla persona, ma atti che mirano a spezzare la dignità e l’umanità delle vittime che, ricordiamolo, sono state ufficialmente dichiarate “animali” da Aluf Yoval Gallant, Ministro della Difesa israeliana (ne abbiamo parlato in un altro post).
Tornando alla domanda iniziale sul perché non ci sia una condanna totale e senza eccezioni da parte del movimento vegan internazionale contro l’esercito israeliano potremmo articolare varie ipotesi tra cui quella del veganwashing con cui si riesce abilmente a far credere che una liberazione animale possa arrivare grazie all’aiuto di chiunque si dica “amante degli animali”, non importa se poi questo sia un torturatore istituzionalizzato di altri esseri umani o un distruttore di habitat e biodiversità (vedi alla voce capitalismo). Questo scollamento dalla realtà mostra tutte le falle di un movimento lontano dalla politica, profondamente individualista e totalmente disinteressato ai processi materiali che favoriscono lo sfruttamento dei viventi, nonché alla mancanza di uno studio relativo ai punti di contatto con altre oppressioni.
Allora, anziché concludere con una riflessione su cui interrogarsi preferiamo porre una serie di domande con la speranza che possa iniziare a solidificarsi una futura coscienza collettiva, realmente antispecista di cui il veganismo è solo una parte (molto importante):
Davvero il veganismo può comprendere al suo interno gruppi di individui che di mestiere torturano, st*prano e ammazzano animali umani e di altra specie?
Può un esercito vegan friendly fare (ab)uso di cani o altri animali?
Possiamo ancora pensare che il veganismo riguardi soltanto la sfera personale e non interessato a proporre una critica che coinvolga oppressioni su categorie umane?


