PERCHÉ SERVE UN MONDO ANTISPECISTA?

Sentivamo l’esigenza di mettere per iscritto un po’ di idee, spunti e riflessioni basandoci sulla nostra esperienza come attivistx, sulle letture fatte in ambito intersezionale e sui confronti quotidiani che abbiamo, come collettivo antispecista, riguardo la società che ci circonda, cercando sempre di mantenere quella visuale, costantemente oscurata e poco presa in considerazione, di chi guarda il mondo dal gradino più basso.


Non abbiamo nessuna pretesa di avere verità pronte in tasca o soluzioni istantanee per risolvere lo sfruttamento dei corpi poiché il sistema socio economico è in continuo movimento ed ogni critica e strategia ad esso sarà sempre in divenire. Dunque il testo che stai per leggere è volutamente sintetico perché lo abbiamo stampato come opuscolo (che puoi scaricare e far circolare nel mondo reale) ma ci è servito per fissare qualche punto, e dare qualche spunto, su cosa sia lo specismo, quali sono i punti di contatto con razzismo e sessismo, in che modo il linguaggio diventa azione politica e infine troverai una lista contenente diverse azioni concrete su come agire da singole persone e come collettività.

Ogni spunto o critica costruttiva per migliorarlo è ben accetta. Puoi scriverci a: a4_animals@yahoo.com (oggetto: opuscolo antispecismo)

ANTISPECOSA?
L’utilizzo di corpi animali è il frutto di una cultura specista, consumistica e di possesso, che prevede l’oggettivazione sistemica di quei corpi, come di quelli delle donne (o socializzate tali), ma per scopi e con mezzi differenti. L’antispecismo attribuisce agli altri animali la condizione sociale di soggetti da liberare da ogni forma di sfruttamento e oppressione. Esso agisce per eliminare la discriminazione basata sul fatto che gli individui appartengano a specie diverse.
Per liberare ogni soggetto, umano e non-umano, dobbiamo contrastare il dominio antropocentrico1, quindi è necessario lottare contro l’egemoni2 razzista, abili-sta, classista e sessista, aggiungendo gli individui d’altra specie tra le vittime della stessa.
Le società in cui viviamo tendono infatti a privilegiare una parte di individui e marginalizzare e subordinare l’altra, quella diversa, l’alterità3, negandole diritti ed esistenze paritarie.
Oggi, abbiamo gli strumenti per analizzare e comprendere quel Sistema che tiene in piedi le oppressioni animali e umane ed iniziare a scardinarlo e combatterlo davvero.

COSA C’ENTRANO RAZZISMO E SESSISMO CON GLI ALTRI ANIMALI?
Lo specismo presuppone l’esistenza di una specie “superiore”, quella umana, legittimata a rendere come oggetti, merci e forza lavoro quelle animali, rendendole funzionali ad essa. Questa visione antropocentrica, permette di offrire una dimensione apparentemente su misura dell’essere umano, allontanandolo da una qualsiasi responsabilità in merito alle vite sfruttate degli altri animali. Allo stesso modo il razzismo presuppone l’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente superiori, per giustificare pregiudizi, persecuzioni e marginalizzazioni nei confronti delle altre.
Ciò che accomuna le due discriminazioni è evidentemente quella idea di alterità pericolosa, di diversità da rendere inferiore, che giustifica comportamenti dominanti e subordinanti, l’utilizzo e la denigrazione di corpi con caratteristiche non conformi.
Per superare le discriminazioni razziali e di specie occorre decostruire quella forma mentis che precede l’azione politica di abuso sull’alterità e distruggere la struttura gerarchica su cui posano le distinzioni sociali, culturali ed economiche.

PARLA COME PENSI… E POI AGISCI DI CONSEGUENZA
Le parole influiscono sui pensieri, e viceversa, che poi si trasformano in azioni. La loro elaborazione, in realtà, è il metro con cui misuriamo e valutiamo ciò che ci circonda e per questo è facilmente comprensibile quanto possano influenzare, a loro volta, il pensiero delle altre persone. II linguaggio, infatti, può essere creatore di forme, di soggettività e di libertà; oppure, può essere creatore di oppressioni, ingiustizie e discriminazioni.
Le parole possono creare gabbie o romperle, possono ferire o guarire, uccidere o salvare. Il linguaggio odierno abbraccia ancora le discriminazioni in toto. In particolar modo, lo specismo è interiorizzato a tal punto da essere dialogato costantemente e questo non fa che mantenere salda la normalizzazione delle prevaricazioni che mettiamo in atto nei confronti dei nostri coabitanti d’altra specie.
Qualche esempio?
Quando vogliamo offendere o esercitare su un essere umano qualche tipo di violenza tendiamo ad animalizzarlo: in guerra i nemici vengono definiti “scarafaggi”, “topi”. una donna da molestare diventa “cagna”, “vacca” o “zoccola”; persone di altre etnie invece finiscono nel mirino razzista anche attraverso parole quali “scimmie”, “parassiti”, “animali”. Ecco dunque che il linguaggio usato per discriminare una persona corrisponde ad un allontanamento delle caratteristiche definite umane. Rendendo un nostro simile al pari di un animale possiamo esercitare sul suo corpo qualsiasi tipo di discrimazione proprio come avviene nella concezione dello specismo.
Per cambiare le azioni, dobbiamo prima conoscere la libertà, attribuirla ad ogni soggetto senziente, ed imparare a comunicarla.

OK MA COSA POSSIAMO FARE IN PRATICA?
Innanzitutto, è bene capire che abbiamo più potere di quanto siamo stat* portat* a credere. Ogni nostro gesto di dissenso, di scelta differente, di boicottaggio, di manifestazione, di condivisione, ha un incredibile peso sulla comunità. La nostra ribellione può essere sia individuale che collettiva, sia virtuale che tangibile, sia comunicata che applicata.
La nostra ribellione può prendere forma in tanti modi, tutti interconnessi:
• Trasformare la nostra alimentazione in vegetale.
• Decidere in modo individuale e collettivo di non finanziare circhi, delfinari, zoo e bioparchi.
• Prediligere prodotti non testati e non di multinazionali (responsabili di devastazione di habitat e riscaldamento globale assieme agli allevamenti).
• Rifiutarsi di indossare pelli, pellicce e quant’altro di derivazione animale.
• Organizzare azioni di liberazione.
• Divulgare le informazioni in modo da essere sempre più persone ad agire.
• Creare una collettività consapevole che possa organizzarsi e attuare pressioni su future azioni politiche.
• Scendere in piazza, partecipare ad assemblee e conferenze di altri movimenti di lotta “umana” portando alla luce i punti di contatto che esistono tra le varie discriminazioni così da instaurare nuove alleanze.
• Creare azioni mirate contro mondo venatorio, enti e associazioni di categoria cui unico scopo è il profitto ai danni di altri animali, ambiente e persone.
• Attivismo online (divulgazione, mailbombing, campagne di pressione).
• Sostenere in qualsiasi modo i rifugi di animali liberati e sottratti allo sfruttamento attraverso donazioni, volontariato, partecipazione ad eventi e visite.
• Elaborare azioni volte a contrastare e sovvertire la società capitalistica.

Proprio questo potere politico (non partitico) permette di farci sentire in tanti modi, restituendo voci e spazi anche agli altri animali. Se gli altri animali vengono messi in condizione di subire soprusi senza potersi difendere, noi possiamo muoverci attivamente per toglierli da quell’immaginario passivo in cui sono stati relegati.
Immaginare un mondo antispecista (o meglio aspecista) significa poter liberare dall’oppressione antropocentrica tutti i viventi.