Il recente dietrofront di Trump sui raid anti-immigrazione nei settori agricoli e dell’ospitalità offre uno squarcio illuminante sui meccanismi perversi del capitalismo contemporaneo. Come in una perfetta coreografia dell’ipocrisia, assistiamo alla sospensione temporanea della retorica xenofoba proprio là dove i corpi – umani e di altra specie – generano profitto.
Il capitalismo ha creato una vera e propria gerarchia dello sfruttamento che interseca razza, classe e specie in modo chirurgico. Nei mattatoi e negli allevamenti industriali statunitensi, questa trinità si manifesta con precisione quasi matematica: lavoratori immigrati, spesso privi di documenti, quindi estremamente ricattabili, che uccidono animali rinchiusi in sistemi di confinamento, il tutto per soddisfare i consumi di una società che preferisce assecondare sfruttamenti legalizzati spacciati per necessari (o così o morte).
La decisione di Trump di sospendere i raid in questi settori non nasce da un improvviso risveglio umanitario, ma dalla banale constatazione che “l’Economia del Sangue” non può permettersi interruzioni. Gli allevamenti e i mattatoi rappresentano infatti il paradigma perfetto del capitalismo estrattivo: corpi vulnerabili (umani e animali) trasformati in merce attraverso processi di violenza sistematizzata.
Il Precedente Pandemico: Mors tua vita me(st)a
Durante la pandemia COVID-19, mentre il mondo si fermava dietro le mascherine e i lockdown, i mattatoi rimanevano ostinatamente aperti. Non per caso, ma per necessità strutturale del sistema. Il virus si diffondeva tra il personale che lavorava in quei posti – prevalentemente immigrat3 e appartenenti a minoranze etniche – ma la produzione di carne non poteva arrestarsi. La logica era cristallina nella sua brutalità: meglio corpi umani infetti che profitti interrotti. Gli stessi individui che oggi Trump protegge dalla deportazione erano allora sacrificabili sull’altare della continuità produttiva: gli “eroi essenziali” di ieri sono le persone “criminali” di oggi, ma sempre e comunque corpi da sfruttare.
Il Cinico Calcolo del Potere
Trump non ha sospeso i raid per compassione, ma per puro calcolo economico. Il capitale ha bisogno dei suoi sfruttati: senza lavoratori immigrati disposti ad accettare condizioni inumane, l’industria della carne collasserebbe. È una forma di ricatto strutturale: il sistema crea le condizioni per lo sfruttamento e poi lo protegge quando diventa economicamente necessario. Questa sospensione temporanea rivela la natura profondamente ipocrita del populismo autoritario contemporaneo. La retorica anti-immigrazione si scontra con le esigenze concrete del capitalismo cannibale, e indovina chi vince sempre? Non certo i corpi – umani o di altri animali – che continuano a essere macinati dalla macchina produttiva. E giusto per ribadire l’ovvio, il prezzo più caro viene pagato (con la vita) dall’animale-macchina, forza lavoro forzata a vivere una non-vita per poi trovare la “liberazione” nella morte.
Quando la riforma non basta: Sabotare il Sistema
Analizzare questa situazione rivela come oppressioni apparentemente separate siano in realtà facce della stessa medaglia. Il razzismo che colpisce i lavoratori immigrati e lo specismo che normalizza lo sfruttamento animale condividono la stessa matrice: la creazione di categorie di “altrə” la cui sofferenza diventa invisibile e indispensabile, quindi accettabile per far girare la macchina economica. I mattatoi non sono semplicemente luoghi di morte per gli altri animali, ma spazi di desoggettivazione multipla dove chiunque viene ridottə a ingranaggio sostituibile di una macchina che deve lavorare senza mai fermarsi, perché semplicemente non può farlo.
Non può esistere liberazione umana senza liberazione animale, e viceversa.
I mattatoi sono laboratori di oppressione dove si perfezionano tecniche di controllo, sfruttamento e normalizzazione della violenza che poi si estendono ad altri ambiti sociali.
La vera sfida non è riformare il sistema, ma riconoscere che finché accetteremo la violenza sistematica contro gli altri animali, continueremo a produrre le condizioni strutturali per lo sfruttamento di tutti i corpi vulnerabili. Il capitalismo ha bisogno della violenza per funzionare, e questa violenza è sempre intersezionale. La sospensione dei rastrellamenti di immigrati “irregolari” non è una vittoria, ma un promemoria cinico di come il potere protegga i suoi interessi. I corpi continueranno a essere sfruttati, uccisi e consumati finché non metteremo in discussione la logica stessa che li trasforma in merce. E questa logica, purtroppo, è molto più radicata di qualsiasi politica migratoria temporanea.


