LVMH/BERLUTI: Biodiversità di facciata. Morte in vetrina

Intervento letto durante la protesta davanti la Manifattura Berluti

Lo scorso Mercoledì 5 novembre abbiamo partecipato alla protesta davanti alla Manifattura Berluti (Ferrara),organizzata da ADL Italia, per chiedere all’azienda di abbandonare l’utilizzo di pelli e pellicce nei prodotti in commercio. Di seguito trovi il nostro intervento che smaschera la strategia greenwashing adottata da LVMH, azienda internazionale cui fa capo Berluti.

Quattro giorni fa, LVMH ha annunciato con grande fanfara il rinnovo della partnership con l’UNESCO per la “conservazione della biodiversità”. L’accordo si chiama “For the Beauty of the Living” – “Per la bellezza del vivente”. Leggete bene: “Per la bellezza del vivente”.
LVMH – il gruppo che possiede Louis Vuitton, Dior, Fendi, Berluti, Loewe – si impegna a preservare la biodiversità, a proteggere gli ecosistemi, a supportare le comunità locali nell’Amazzonia e in Africa. Investiranno milioni in agroforestazione, agricoltura rigenerativa, protezione degli oceani. Bellissimo, no? Quasi commovente.
C’È SOLO UN PROBLEMA.
Mentre LVMH firma accordi per proteggere la “bellezza del vivente”, i suoi marchi continuano a vendere giacche, borse e accessori in pelliccia animale. Volpi, visoni, procioni: allevati in gabbie minuscole, privati di ogni comportamento naturale, uccisi per elettroshock o gas.

Parliamo chiaro: quale biodiversità state proteggendo esattamente?
Quella degli animali selvatici che vivono lontano dai vostri interessi commerciali? Quella che fa bella figura nei comunicati stampa? Quella che vi permette di lustrare la vostra immagine senza toccare i vostri profitti?
Se la biodiversità significa “tutto ciò che vive, respira, interagisce”, allora togliere un vivente, trasformarlo e venderlo come status symbol è il suo opposto. È distruzione, è assenza di rispetto, è la logica della dominazione.
Voi parlate di “rapporto rinnovato con i sistemi viventi” mentre i vostri marchi lucrano sulla tortura sistematica di esseri senzienti. Voi parlate di “preservare insieme la bellezza della natura” mentre riducete animali a materia prima, a decorazione, a status symbol. Non potete proclamarvi difensori della biodiversità mentre finanziate un’industria che imprigiona, sfrutta e massacra milioni di animali ogni anno.
Gucci – vostro concorrente diretto del gruppo Kering – è fur-free dal 2017. Chanel, Prada, Versace, Burberry, Valentino, Balenciaga, Moncler, Canada Goose, Dolce & Gabbana, Max Mara: tutti hanno eliminato le pellicce. 16 Stati membri dell’Unione Europea su 27 hanno vietato o stanno eliminando progressivamente gli allevamenti da pelliccia. Il Regno Unito l’ha fatto nel 2000. L’Italia – il vostro stesso paese di origine – nel 2022.

E voi? Voi siete rimasti indietro.
Ma non per mancanza di alternative. Le tecnologie esistono. I materiali sostenibili ci sono. Quello che manca è la volontà di rinunciare a un mercato che chiamate LUSSO mentre la definizione corretta è LUTTO. Perché il lusso che si proclama consapevole non può continuare a nascondersi dietro partnership pubbliche quando la sua produzione continua ad usare sangue come tintura e materia organica animale come materi di abbigliamento.
Se amate la biodiversità, amate davvero ogni vita che la compone — non solo quella che può essere domestica, commerciabile, “ben sfruttata”.

LA VOSTRA CONTRADDIZIONE È INSOSTENIBILE.
Non potete proteggere gli ecosistemi amazzonici e ignorare le gabbie dei vostri fornitori. Non potete formare apicoltrici in Perù e vendere giacche con colli di volpe a Parigi. Non potete parlare di “know-how locale” nelle comunità indigene e ignorare la sofferenza sistematica negli allevamenti da pelliccia. O la vita ha valore intrinseco, o non ce l’ha. O gli animali contano, o sono solo merci. Non potete averla in entrambi i modi.

QUESTA PARTNERSHIP CON L’UNESCO È SOLO GREENWASHING.
È una operazione di immagine per distogliere l’attenzione da ciò che fate realmente. È “biodiversità” a uso marketing, selettiva, ipocrita. È proteggere la natura “là fuori” mentre la distruggete “qui dentro”. La vera conservazione della biodiversità inizia dal riconoscere che ogni animale – non solo quelli fotogenici delle foreste amazzoniche, ma anche volpi, visoni, procioni – ha diritto di vivere libero dalla gabbia e dallo sfruttamento.

LA NOSTRA RICHIESTA È SEMPLICE:
Se volete davvero onorare il nome di questa partnership – “For the Beauty of the Living” – iniziate eliminando SUBITO le pellicce da tutti i vostri marchi: Louis Vuitton, Dior, Fendi, Berluti, Loewe. Fate quello che Kering, Prada, Chanel hanno già fatto. Dimostrate che la “bellezza del vivente” include TUTTI gli animali, non solo quelli che vi conviene proteggere. Altrimenti, ammettete che questa partnership è solo un esercizio di pubbliche relazioni. Un modo per comprare credibilità ambientale a buon mercato mentre continuate a lucrare sulla tortura. Non c’è bellezza nel vivente se quella bellezza si costruisce sullo sfruttamento e sui cadaveri di altri esseri viventi è come parlare di pace continuando a perpetrare il genocidio a Gaza

Eliminate le pellicce. Adesso. O ammettete che il vostro interesse sulla “biodiversità” è solo una menzogna patinata per ripulire un marchio sporco di sangue.