Lezione di Etologia per giornalisti distratti

Breaking News:  Antonio Gurrado nella rubrica “Bandiera Bianca” de Il Foglio scopre ci spiega che gli animali sono animali. Prossime rivelazioni: l’acqua è bagnata, il fuoco brucia, i giornalisti sparano cazzate.
La tragica vicenda dell’orsa rumena, il selfie fatale è l’ennesimo articolo “coraggioso” che demolisce gli animalisti con la solita retorica trita e ritrita con tanto di lettera “scritta” dall’orsa (il massimo dell’antropocentrismo). Spoiler: anche noi umani siamo animali e la scienza ha dimostrato da tempo che gli altri animali non sono semplici macchine biologiche. Ma è più comodo attaccare gli animalisti fan della Natura in stile Disney piuttosto che confrontarsi con chi studia etologia e antispecismo intersezionale.  (se te lo stai chiedendo, sì, abbiamo intenzione di fare dissing a chi continua a disinformare creando articoli faziosi e ridicoli).

L’autore, probabilmente convinto di aver scoperto l’acqua calda, ci illumina con questa rivelazione: “gli animali sono animali”. Geniale, davvero.
Il primo problema è che l’articolo attribuisce agli animalisti la convinzione che gli animali siano “agenti morali dotati di diritti” nel senso umano del termine. Peccato che l’etologia moderna – quella vera, non quella immaginaria da Gurrado – abbia dimostrato ampiamente che gli altri animali possiedono vita emotiva complessa, capacità cognitive sofisticate e, sì, anche una forma di moralità rudimentale. Gli elefanti piangono i loro morti, i primati mostrano empatia, i corvidi risolvono problemi complessi. Non sono “semplici bestie fatte di ossa, carne e istinto” come vorrebbe farci credere questo illuminato autore. Sono esseri senzienti con un ricco mondo interiore che la scienza continua a scoprire. E questi non sono che alcuni esempi di quanto le altre specie non siano soltanto “soltanto animali”, usando questo appellativo con accezione inferiorizzante.
È vero, esistono animalist3 che idealizzano la natura come un cartoon Disney – e chi lo nega? Ma è comodo attaccare sempre quest3, ignorando completamente chi si occupa di antispecismo intersezionale, chi studia davvero il comportamento animale, chi porta avanti lotte basate su animal studies, riflessioni filosofiche ed evidenze scientifiche.

Il tragico episodio rumeno non dimostra che gli animali siano “solo animali”, ma che l’ignoranza umana – quella di chi si avvicina ai cuccioli d’orsa per un selfie – può essere fatale. L’orsa ha fatto quello che ogni madre farebbe: ha protetto i suoi piccoli. Chiamarla “ferocia” è antropocentrismo puro. E qui arriviamo al paradosso più ridicolo: l’articolista conclude con “siamo animali” riferendosi agli orsi, ma dimentica convenientemente che anche gli umani sono animali. Questa dicotomia artificiosa – noi da una parte, “gli animali” dall’altra – tradisce la più becera visione verticalista e gerarchizzante che pone l’umano sopra e al centro di tutto. Siamo tutti parte del regno animale, condividiamo antenati comuni, sistemi nervosi analoghi, neurotrasmettitori identici. La differenza è di grado, non di essenza.

Ma tant’è, è più facile ridicolizzare gli “animalisti Disney” che confrontarsi seriamente con chi porta argomenti scientifici e filosofici solidi. La solita tattica del dibattito da bar: prendi le posizioni più estreme, ignora le più ragionevoli, e poi pretendi di aver vinto.