La GIUNGLA – UPTON SINCLAIR

Nessun romanzo americano del Novecento ha provocato una tale indignazione come “La giungla”. Il libro-denuncia di Upton Sinclair, con le sue descrizioni crude del mondo del lavoro senza tutele, dipinge la giungla di Packingtown, il quartiere dei macelli di Chicago.

Ed è proprio in questo quartiere che si concentrano migliaia di emigranti in cerca di un lavoro, come il protagonista del romanzo che, partito dall’Est Europa in cerca di fortuna, si trova in una realtà ben diversa da quella sognata, ridotto alla condizione di immigrato sottopagato e di piccolo e dimenticato ingranaggio della macchina che fa muovere quel capitalismo cieco e folle di inizio secolo. Un romanzo, quello di Sinclair, che, aderendo a un realismo che si riallaccia idealmente al naturalismo francese di Zola, apre al giornalismo d’inchiesta e ai cosiddetti muckrakers – i reporter specializzati nel denunciare gli scandali e la corruzione – con la sua lucida, e a tratti feroce, critica alla società del tempo e alle sue contraddizioni. (dal sito Il Libraio)

E intanto, indifferenti a tutto ciò, gli uomini nello stanzone attendevano alla loro opera. Strida di maiali o lacrime di visitatori, per loro non faceva nessuna differenza: agganciavano i maiali uno dopo l’altro e li sgozzavano con una rapida coltellata, allungando la fila degli animali che emettevano le ultime grida insieme a grossi fiotti di sangue; poi, quei corpi dondolanti per aria, ormai senza vita, riprende vano il loro viaggio, per essere tuffati in una grande vasca d’acqua bollente.” (U.Sinclair)