LA DIPLOMAZIA DEI PANDA: quando il vivente diventa dono

In questi giorni è circolata una notizia riguardante il ritorno in Cina di tre panda giganti che sono stati nello zoo di Washington per vent’anni. Nonostante la Cina sia al momento una delle principali forze economiche al mondo, è interessante notare che essa abbia sino ad ora continuato ad utilizzare “la diplomazia dei panda” per saldare le sue relazioni diplomatiche con altri paesi.

Questa pratica, che vede al suo centro il prestito di panda giganti a paesi amici della Cina (unico paese dove questi ultimi vivono liberamente) come simbolo di amicizia, va avanti dalla VII secolo, quando iniziò con l’imperatrice Wu Zetian, che “prestò un panda” al Giappone. Il sistema di prestiti riprese in particolare dopo la guerra fredda, quando la Cina concese un panda all’Unione Sovietica nel 1957 e nel 1959 e uno al presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, dopo la sua visita. In questi rituali tra potenze, in cui l’animale coinvolto è ridotto al ruolo di oggetto simbolico, i leader politici ovviamente non si interessano della dignità dell’essere vivente e dell’oggettificazione che incitano. I panda non vengono riconosciuti in quanto individui di cui dovremmo rispettare gli spazi e la vita, ma svolgono una funzione diplomatica e diventano una sorta di amuleto.

Nella storia, molti animali sono stati regalati a sovrani, a presidenti e ad altre figure di spicco in varie occasioni. Questi “doni viventi” spesso portavano con sé un particolare significato quali il potere, la ricchezza e il prestigio delle persone coinvolte. Tuttavia, analizzando il simbolismo dietro questi regali, dal punto di vista antispecista, emergono diverse considerazioni legate anche all’umano. Molti degli animali regalati erano considerati esotici o rari, come elefanti, tigri, leoni o uccelli. Spesso questi doni implicavano l’acquisizione di animali selvatici che erano stati catturati o sottratti dal loro habitat naturale. Regalare animali esotici o rari era considerato un segno di potere e status sociale. Tuttavia, questo atteggiamento considera gli animali come oggetti di prestigio anziché come esseri senzienti con bisogni e diritti propri. Anche cavalli, buoi o altri “animali da reddito”, erano spesso regalati tra le antiche civiltà. I cavalli erano considerati preziosi per la guerra e la mobilità, mentre bovini e ovini erano un “dono” che aveva duplice utilità: quella pratica, in cui questi animali svolgevano mansioni di lavoro e venivano trasformati in cibo; e quello simbolico di fertilità e buon auspicio in ambito agricolo. Tuttavia, come abbiamo appena evidenziato, in questi doni esiste una varianza di trattamento: Mentre alcuni animali venivano regalati come segno di generosità o diplomatica cortesia, e quindi ritenuti alla pari di oggetti preziosi. Altri venivano catturati e tenuti in cattività come animali da circo o da zoo laddove non necessitavano attività diplomatiche o di relazioni tra potenze.

Vorremmo soffermarci sui punti di contatto che questa pratica era trasversale e occupava anche la sfera umana. Lo scambio di esseri umani come “doni” tra sovrani o tra culture è una pratica antica che ha radici storiche profonde. Questo fenomeno può essere analizzato in diverse epoche e contesti come nell’Antica Grecia e nell’Impero Romano, chi veniva fattx prigionierx era spesso vendutx come schiavx o donatx a sovrani alleati come segno di amicizia.
Durante il periodo medievale, specialmente nell’Europa feudale, e nel Rinascimento l’invio di giovani donne in matrimonio tra le famiglie aristocratiche poteva essere equiparato a uno “scambio di doni umani”. Le unioni matrimoniali erano spesso pianificate per consolidare alleanze politiche e garantire la successione al trono.
Nel periodo “d’oro” del Colonialismo gli europei coinvolsero popolazioni indigene in pratiche di scambio e schiavitù. I “conquistatori” portavano indigeni come schiavi nelle colonie, mentre le popolazioni locali potevano essere coinvolte in relazioni di scambio forzato.
Un altro esempio cruciale è il commercio transatlantico di schiavx africanx, che ha coinvolto il rapimento, la cattura e lo scambio di milioni di individui come forza lavoro nelle colonie americane ed europee. Questo nefasto sistema ha causato sofferenze immense e ha avuto un impatto duraturo sulla storia e sulla società. Questi esempi mostrano come lo scambio di animali umani e di altra specie, come doni o come parte di accordi politici, sia stata (e lo è tuttora per il vivente non umano) una pratica diffusa in diverse epoche e regioni del mondo. Queste situazioni riflettono dinamiche di potere, sottomissione e controllo tra le culture coinvolte mostrando che la considerazione dell’Altro da sè porta a situazioni di oppressione sistematica.

E se oggi, tali pratiche sulle persone, sono generalmente considerate violazioni dei diritti umani, e sono condannate a livello internazionale, non è lo stesso per le altre specie, i cui corpi continuano a subire pratiche di mercificazione e viene loro totalmente strappato ogni riconoscimento di dignità in quanto viventi. Dovremmo dunque agire in direzione di una decolonizzazione di tutti i corpi usati, e sfruttati, a scopi diplomatici, culturali ed economici.