Sta facendo il giro delle varie redazioni giornalistiche la notizia che l’azienda tecnologica russa Neiry ha sviluppato i cosiddetti “biodroni”, piccioni ai quali sono stati impiantati chirurgicamente nel cervello chip neurali che permettono di controllarli e farli volare per migliaia di chilometri.
Questi uccelli, designati con il codice PJN-1, rappresentano l’ultima frontiera di una lunga storia di sfruttamento biotecnologico degli animali a scopi militari ed economici. Il progetto prevede anche di estendere la tecnica ad altri uccelli — corvi, gabbiani, albatros — e perfino a mammiferi terrestri o marini, per sorveglianza, operazioni militari, e potenzialmente profitti, infrastrutture, controllo.
Il Controllo biotecnologico dei corpi animali
La notizia evidenzia un passaggio cruciale nel rapporto uomo-animale: dalla “gestione” esterna (allevamento, addestramento) al controllo interno, invasivo e totale. Il biotech non si limita più a modificare geneticamente gli animali per produrre più carne o latte (scopo economico), ma ne colonizza il sistema nervoso centrale per trasformarli in hardware militare. Se pensiamo che microchip per cani e gatti — usati per registrazione o tracciamento — vengono definiti di “tutela” per gli animali, ora la tecnologia che può manipolare cervelli, corpi, volontà è il passo successivo, e lo stiamo già vivendo.
Ma il progetto non è un caso isolato. L’azienda afferma che per i piccioni “non è stata necessaria alcuna formazione” e che gli uccelli possono essere guidati a distanza in qualsiasi direzione, mentre Alexander Panov, fondatore dell’azienda, ha dichiarato che “qualsiasi uccello può essere utilizzato come vettore”. Il fatto che non sia stato rivelato quanti uccelli siano morti negli esperimenti è indicativo del totale disprezzo per le vite individuali di questi esseri senzienti.
L’Eredità militare dello sfruttamento animale
Lo sfruttamento militare degli animali non-umani ha radici profonde e sistemiche. Mentre la maggior parte delle persone rimane all’oscuro degli esperimenti su animali di altra specie, il loro sfruttamento è una “caratteristica chiave della guerra” che alimenta il sistema capitalista-corporativo del profitto dalla guerra a livello globale. Questo è il biopotere nella sua forma più cruda: la capacità di hackerare la volontà di un essere vivente, trasformando la sua agilità biologica – frutto di milioni di anni di evoluzione – in un asset strategico per lo spionaggio umano. L’animale non-umano viene letteralmente cancellato come soggetto, diventa mero veicolo controllabile.
Precedenti storici: non è un “fatto nuovo”. Ma la scala cambia
Questa notizia del 2025 non nasce dal nulla, ma è l’evoluzione di decenni di tentativi di strumentalizzazione militare degli animali:
- Acoustic Kitty (CIA, anni ’60): Un tentativo fallito di impiantare microfoni e trasmettitori nei gatti per usarli come dispositivi di ascolto mobile durante la Guerra Fredda. Un esempio lampante di chirurgia invasiva per scopi di spionaggio.
- Mammiferi Marini Militarizzati: Sia gli Stati Uniti (US Navy Marine Mammal Program) che l’Unione Sovietica (e oggi la Russia) hanno addestrato delfini e leoni marini per rilevare mine sottomarine, recuperare oggetti e persino sorvegliare porti contro nuotatori nemici.
- Evoluzione Biotecnologica Recente:
- Insetti Cyborg (HI-MEMS): La DARPA (l’agenzia di ricerca avanzata della difesa USA) finanzia da anni progetti per creare insetti ibridi, inserendo elettrodi durante lo stadio di pupa per controllare il volo di coleotteri e falene una volta adulti. L’obiettivo è creare micro-droni di sorveglianza impossibili da distinguere dagli insetti reali.
- “Robo-rats”: In numerosi laboratori di neuroscienze in tutto il mondo, i ratti vengono regolarmente dotati di impianti cerebrali che permettono ai ricercatori di stimolare i centri del piacere o del movimento, guidandoli attraverso percorsi complessi come macchinine radiocomandate. Sebbene spesso giustificato con la ricerca medica, le applicazioni duali (civili e militari) di queste tecnologie di interfaccia cervello-macchina sono evidenti.
- Neuralink (di cui Elon Musk è a capo) testa i propri impianti cerebrali sulle scimmie, inserendo elettrodi nel cervello per sviluppare interfacce uomo-macchina destinate a controllare dispositivi esterni e, in futuro, integrare il corpo umano con il digitale. La promessa è “cura” e “potenziamento”, il prezzo è la sofferenza e la morte di animali trasformati in piattaforme sperimentali.
La differenza tra ieri e oggi? Il biotech, le interfacce neurali, la miniaturizzazione: la tecnologia consente una penetrazione più profonda, un controllo diretto del sistema nervoso, del comportamento. Lo sfruttamento diventa “intimo”, “invisibile”, “permanente”. Il piccione-spia del 2025 è quindi il figlio legittimo di una cultura che vede la biologia non umana come un kit di assemblaggio per le esigenze di sicurezza umana. Questo dimostra come la “biotecnologia del controllo” sugli altri viventi non sia solo fantascienza: è sistema stabile, duraturo e cinico.
Il Complesso industriale biomedico-militare
Una grande varietà di armi, agenti biologici e chimici e persino bombe nucleari vengono testate sugli animali ogni anno, insieme a test di resistenza a condizioni meteorologiche estreme o esperimenti per testare tecniche chirurgiche militari. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e l’Amministrazione dei Veterani insieme sono il secondo più grande utilizzatore federale di animali dopo i National Institutes of Health.
Questo sistema si autoalimenta: ci sono innumerevoli beneficiari interdipendenti, inclusi milioni di ricercatori, migliaia di università e fondazioni, centinaia di organizzazioni di finanziamento, numerose società biotecnologiche e farmaceutiche.
Da “Ratti con le ali” a “Nemici dello Stato”
L’aspetto forse più insidioso di questa tecnologia è l’impatto che avrà sulla percezione pubblica dei piccioni comuni. I piccioni urbani (Columba livia) sono già una delle specie più marginalizzate e disprezzate nelle nostre città. Sono animali “liminali”: non sono selvatici nel senso romantico del termine, né domestici. Condividono con noi gli stessi spazi urbani, spesso dipendono dai nostri scarti, e per questo vengono puniti.
- La Demonizzazione Esistente: Vengono comunemente chiamati “ratti con le ali”. La narrazione dominante li dipinge come vettori di malattie, sporchi, un degrado per il decoro urbano e i monumenti. Questa retorica serve a giustificare campagne di sterminio, l’installazione di dissuasori crudeli (aghi, reti) e l’odio sociale diffuso verso chi li nutre.
- La Nuova Minaccia: L’introduzione dei piccioni-spia aggiunge un livello terrificante a questa demonizzazione. Ora, il piccione non è solo “sporco”, è potenzialmente un dispositivo di sorveglianza nemico.
Questa narrazione fonde la fobia dello sporco con la paranoia della sicurezza nazionale. Ogni piccione sul davanzale potrebbe non essere lì per cercare briciole, ma per registrare conversazioni private o mappare obiettivi sensibili. Questa nuova cornice legittimerà una violenza ancora maggiore. Le campagne di abbattimento non saranno più solo “disinfestazione” o “decoro”, ma diventeranno operazioni di “controspionaggio” e “sicurezza pubblica”. La violenza contro i piccioni verrà sdoganata come atto di difesa civile. Chiunque mostri empatia per un piccione potrebbe essere visto con sospetto.
Succede sempre la stessa cosa: prima li trasformi in oggetti, poi li accusi di essere pericolosi. Funziona così con animali, umani marginalizzati, ecosistemi interi.
Il passo successivo è semplice: nessuno si scandalizzerà se verranno “controllati”, “ridotti”, “eliminati”, perché la paura legittima tutto. E non è un rischio astratto: quando un animale è già socialmente svalutato, basta poco per far scattare il via libera alla violenza istituzionale. Le città saranno ancora più autorizzate a eliminarli, limitarne la presenza, giustificare ogni abuso in nome della “sicurezza”. La retorica del piccione-spia crea un nuovo nemico comodo e inerme da distruggere.
Se puoi pilotare un volatile, puoi pilotare chiunque.
La creazione di piccioni-spia è un esempio distopico di come il capitalismo della sorveglianza e il militarismo trovino nello specismo il loro alleato più fedele. Trasformando un essere senziente in un drone, si nega la sua soggettività nel modo più assoluto.
Finché guarderemo agli altri animali come risorse da sfruttare, le tecnologie di controllo che sviluppiamo su di loro finiranno inevitabilmente per essere rivolte anche contro le popolazioni umane marginalizzate. La difesa del piccione urbano, oggi più che mai, diventa una resistenza contro un mondo che vuole trasformare ogni corpo in un ingranaggio della macchina bellica. Il piccione trasformato in drone è un promemoria del fatto che il potere vuole entrare nel corpo, nel cervello, nella volontà. È dominio intimo, chirurgico. E quando un sistema impara a farlo su un cervello di 2 grammi, non facciamoci illusioni sulla soglia che lo separa dai corpi umani vulnerabili.


