L‘American XL Bully (da ora XLB) è un cane di origine americana selezionato recentemente (tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta) che non è stato riconosciuto dalle principali organizzazioni cinofile. In ogni caso si tratta di un molossoide molto possente e muscoloso con il classico muso schiacciato.
La decisione di rendere illegale la riproduzione, la vendita, la pubblicizzazione, regalare, riadottare o abbandonare questi cani in Inghilterra e Galles è dovuta ad una decina di aggressioni mortali che si sono verificate negli ultimi anni. Per continuare a vivere con un XLB bisogna munirsi un certificato di esenzione che comporta il microchip, la sterilizzazione, un’assicurazione, e adeguarsi con guinzaglio e museruola quando si esce dalle 4 mura domestiche. In queste settimane è scattata una sorta di nevrosi collettiva con persone che non sapendo come gestire la situazione preferiscono abbandonare o sopprimere i loro XLB, anche se ancora cuccioli, ricevendo in cambio dallo stato un risarcimento di 200 sterline a titolo di rimborso per l’eutanasia.
Viventi trattati alla stregua di prodotti difettosi che vengono risarciti se portati al macero.
Il mondo della cinofilia, in realtà, fornisce dichiarazioni alquanto discordanti a proposito del temperamento di questi cani. Alcuni li ritengono “mansueti, docili, affettuosi e devoti alla famiglia” pur raccomandando una corretta opera di socializzazione per evitare “comportamenti sgraditi”. Altri, invece, li ritengono “iperattivi e caratterizzati da un comportamento predatorio potenziato”. Ma soprattutto pare che non essendoci uno standard il governo ha creato le proprie specifiche per la razza, che includono la misura della testa e del muso, la struttura corporea e l’altezza del corpo. Viene stabilito un’altezza minima necessaria, che deve essere misurata dal terreno alla spalla. I cani che non soddisfano questo requisito non saranno classificati come XLB. Quello che sta accadendo agli XLB è solo un esempio eclatante di come anche il cane, classificato come animale di serie A che si è guadagnato il gradino più alto della considerazione umana, sia stato ridotto a merce; di come sia stato selezionato in base a criteri estetici per assecondare le mode del momento (muscoli e muso schiacciato da pugile), di come venga considerato un prodotto commerciale da gestire, dominare e infine rottamare quando non soddisfa più, quando si rivela pericoloso o scomodo.
La riduzione a merce, in fondo, è un obiettivo pienamente centrato, basti pensare che le diverse tipologie di questi cani vengono suddivise in base alle dimensioni. Proprio come per i vestiti, ci sono American Bully “Standard”, “Pocket”, “Classic” e “XL”. Questi ultimi sono quelli “sfuggiti di mano” quelli da “ritirare dal mercato”. È interessante rilevare che, in questo caso, ad essere colpita è proprio la merce e non chi la crea, inventa e produce. A pagare le pesanti conseguenze dei tanti maltrattamenti etologici e genetici che comportano problemi di ogni genere, sono sempre e solo i cani che, comunque, in nome di una presunta sicurezza, saranno cancellati, semplicemente rimossi.
Questa ingiustizia è una pesante sconfitta di tutto il mondo della cinofilia, ma anche di tutto il mondo del volontariato e dell’attivismo che ha accettato e accetta con indifferenza l’espandersi del cane-merce, che non si batte per far cessare quest’idea radicata e stratificata. I cani, che consideriamo i nostri “migliori amici”, si comprano e si vendono, sono ancora esposti nelle vetrine dei negozi, sono allevati e riprodotti per essere immessi sul mercato. Si tratta di un mercato che, anche grazie al pesante indotto, fattura miliardi di euro all’anno. Intanto i cani si continuano a legare e rinchiudere, continuano a essere trattati come peluche viventi da spupazzare per lenire le nostre nevrosi e la nostra solitudine. Tanto, quando il prodotto non si comporta più secondo la necessità umana, basta “rinunciare alla proprietà” con l’apposito modulo e il cane sarà rottamato con la massima disinvoltura in un canile.
Non è un caso che, anche in Italia, i canili sono pieni di Pitbull, Dogo, Rottweiller o altri molossi a cui si “rinuncia” con sempre maggior facilità. E spesso si tiene poco in considerazione lo sfruttamento dei corpi delle femmine riproduttrici le quali, a causa della loro unica funzione, sviluppano diverse patologie invalidanti, in alcuni casi anche la morte e, analogamente alle mucche, quando non riescono più a partorire vengono soppresse, abbandonate o relegate nei canili.
C’è bisogno di un attacco frontale da parte del mondo dell’attivismo e del volontariato a tutti gli allevamenti, un’azione diretta che porti a rendere illegale qualsiasi tipo di capitalizzazione animale. Fintanto che l’immaginario legato al cane-merce-giocattolo, anche come status per attestare il proprio valore sociale, non cesserà di esistere avremo sempre più ingiustizie destinate a ripetersi in maniera sempre più estesa e violenta, come quella che oggi sta colpendo gli individui conosciuti come American XL Bully.
Qui trovi ulteriori info dove poter anche supportare chi si sta occupando della situazione degli XL Bully:
Save Our Bullys:
https://www.instagram.com/save_our_bullys/
UK Dog Protection:
https://www.instagram.com/uk_dog_protection_team/
Save American XL Bully:
https://www.facebook.com/groups/265681433057243/
RSPCA:
https://www.rspca.org.uk/whatwedo/endcruelty/changingthelaw/bsl/xlbullies

