Come si costruisce una tradizione?

saggio breve controculturale che smonta pezzo per pezzo la narrazione sulla cucina "tradizionale" italiana.

Di cosa parliamo quando parliamo di “tradizione”

“Come si costruisce una tradizione?” è un saggio breve che smantella metodicamente le narrazioni sulla cucina italiana per svelare il sistema di sfruttamento e violenza che si nasconde dietro il concetto stesso di “tradizione gastronomica”. Partendo dall’analisi del libro La cucina italiana non esiste di Alberto Grandi e Daniele Soffiati, questo lavoro non si limita a una critica storica e culturale, ma utilizza gli strumenti della decostruzione delle false memorie culinarie per portare alla luce una verità scomoda: ciò che oggi chiamiamo “tradizione” è una costruzione recente al servizio del profitto, costruita sui corpi di miliardi di animali non umani.

La struttura: tre “ingredienti” per smontare un’ideologia

Il saggio è organizzato in tre sezioni chiamate “ingredienti”, in un gioco ironico che ribalta il linguaggio stesso della cucina tradizionale:
PRIMO INGREDIENTE – La “tradizione” ha circa 70 anni (e un ottimo ufficio marketing) Qui si decostruisce l’idea stessa di tradizione culinaria italiana. Attraverso esempi documentati (la carbonara che non esiste prima del 1950, il parmigiano che cambia radicalmente nel dopoguerra, la “dieta mediterranea” inventata da un americano), si dimostra che quella che spacciamo per “cucina millenaria” è in realtà il prodotto del boom economico, della pubblicità televisiva (Carosello), del frigorifero e dei supermercati.
La domanda perno è: chi beneficia quando una “tradizione” viene difesa a spada tratta? Chi viene sacrificato perché resti intatta?

INGREDIENTE CENTRALE – Epoca che vai, ricetta che cambia (sì, pure la carbonara!) La sezione più documentata e “investigativa” del saggio. Qui vengono presentati esempi concreti e storicamente verificati di come i piatti “sacri” della cucina italiana siano cambiati radicalmente nel tempo:

  • La carbonara: prima ricetta in un libro di Chicago nel 1952, negli anni ’90 Marchesi consigliava la panna;
  • La pizza Margherita: la leggenda del 1889 è falsa, esisteva già dal 1796-1810;
  • Le lasagne: da pane fritto romano a pasta verde con besciamella (besciamella aggiunta solo nel 1936!);
  • Il risotto alla milanese: prima documentazione dello zafferano nel 1809, non nel 1574;
  • Il pesto: prima ricetta scritta nel 1852, inizialmente senza formaggi;

Ogni esempio dimostra che se un piatto può cambiare così radicalmente continuando a chiamarsi “tradizionale”, perché non può evolvere eliminando la violenza sugli altri animali?

INGREDIENTE FINALE – E ora bestemmiamo forte: la vera tradizione è vegetale! Il colpo finale, la rivelazione più importante: la cucina tradizionale italiana era quasi completamente vegetale. Il saggio elenca 36 piatti tradizionali italiani 100% vegetali (pasta al pomodoro, pasta e fagioli, ribollita, caponata, farinata, polenta, castagnaccio…) e dimostra, dati alla mano, che:

  • Carne, formaggi e uova erano lussi irraggiungibili per il 90% della popolazione;
  • La cucina contadina era basata su cereali, legumi, verdure;
  • Il consumo di massa di prodotti animali inizia solo negli anni ’50-’60;

L’ironia finale: chi oggi mangia vegetale viene accusatə di “tradire la tradizione”, quando in realtà sta rispettando la VERA tradizione millenaria italiana. Chi mangia carne e formaggi ogni giorno segue una moda recente di 70 anni.

Il metodo: dalla decostruzione storica alla critica politica

Il saggio non si limita a una ricostruzione storica. Ogni capitolo decostruisce anche i meccanismi di manipolazione usati per perpetuare lo sfruttamento:

  1. La riduzione a prodotto: chiamare un animale “prosciutto” invece di “maiale morto”;
  2. L’evocazione del passato mitico: “le nostre radici”, “la sapienza antica”;
  3. L’autorità della “nonna”: rendere sacro ciò che è solo abituale;
  4. La naturalizzazione: far sembrare inevitabile ciò che è una scelta;

Lo stile: provocazione documentata

Il saggio alterna:

  • Rigore storico: date, fonti, citazioni verificabili;
  • Tono provocatorio: “bestemmiamo forte”, “la nonna che non è mai esistita”;
  • Linguaggio inclusivo: uso dello schwa (ə) per il rispetto di tutte le soggettività;
  • Ironia tagliente: “peccato che i veri predatori non vanno al supermercato”;
  • Illustrazioni creative: scheletri umani con organi sostituiti da verdure, anatomie umane sovrapposte a ingredienti vegetali;

A chi si rivolge

  • Chi già è antispecista e cerca argomenti documentati per contrastare le narrazioni dominanti;
  • Chi subisce attacchi sulla “tradizione tradita”;
  • Chi è semplicemente curios* di capire come si costruiscono le false memorie collettive;
  • Chi vuole strumenti per decostruire l’ideologia del “così si è sempre fatto”;

Perché è importante

In un momento storico in cui l’Italia:

  • Candida la cucina italiana a patrimonio UNESCO;
  • Ha rinominato il ministero in “Sovranità alimentare”;
  • Combatte crociate contro la carne coltivata;
  • Vieta il “meat sounding” per i prodotti vegetali;

…questo saggio offre una contro-narrazione documentata, rigorosa, e politicamente schierata dalla parte di chi vede la propria identità silenziata ed occultata: gli animali non umani sfruttati e uccisi in nome di una “tradizione” che ha meno anni di tua nonna.


“Come si costruisce una tradizione?” è distribuito liberamente.
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