Capannone N.8 – DEB OLIN UNFERT

Janey e Cleveland sono due ispettrici addette al controllo degli allevamenti intensivi di galline ovaiole in una zona dell’Iowa, Dill è l’ex capo di un’associazione ambientalista, Annabelle la riluttante erede di una famiglia di allevatori; per motivi diversi vivono vite simili.

frustrate e piene di rimpianti. Finché, per gli effetti a catena di una decisione impulsiva, non diventano improbabili alleati in una folle missione: liberare di nascosto tutte le novecentomila galline di un allevamento industriale in una sola notte, con l’aiuto di trecento indisciplinati volontari e sessanta camion: ce la faranno?

Un romanzo a più voci (volatili inclusi!) rocambolesco e imprevedibile, esilarante e sovversivo, che trascina il lettore in un’avventura surreale ma al tempo stesso mette radicalmente in discussione la prevaricazione del nostro sistema economico sul mondo naturale. (dal sito SUR)

Un nido. Composto di reti in acciaio galvanizzato da due millimetri di spessore, venticinquemila abbeveratoi, un muschio di piume e becchime. Dieci chilometri di mangiatoie che corrono su e giù in righe e colonne. Una serie di piani sfalsati sovrapposti fino a tre metri d’altezza a formare la lettera A, simbolo universale della montagna. Travi di legno, passerelle di compensato. Il buio. Poi di colpo la luce. Trecentomila occhi preistorici che si aprono confusi. L’intero impianto che ronza e ticchetta e sferraglia come un ingranaggio apocalittico. E sopra il brusio, il ciangottio, il canto di centocinquantamila uccelli all’alba.