Bio-dominio: il corpo animale come terreno di conquista del profitto

Prendiamo spunto dall’articolo “Dai cavalli superveloci alle mucche con più latte: così l’editing genetico entra negli allevamenti”, pubblicato da Repubblica, all’interno del quale viene messo in luce come capitalismo + biotecnologia siano motori di trasformazioni genetiche negli animali e perché questo è inaccettabile.

Questo articolo sull’editing genetico negli allevamenti rivela con una chiarezza agghiacciante la fase più avanzata della dominazione capitalista sui corpi degli altri animali. Quella che viene presentata come “innovazione scientifica” non è altro che l’ultima frontiera di un processo di reificazione e di trasformazione dei corpi in merce iniziato con la rivoluzione industriale e ora giunto al parossismo: la modifica diretta del codice genetico delle vittime per massimizzare il profitto.

La Mutilazione Genetica come “Efficienza”

Il capitalismo non ha mai trattato gli altri animali come esseri viventi con propri desideri, sensazioni e voglia di esplorare il mondo bensì come macchine da produzione. L’editing genetico è solo l’ultimo stadio di questa oggettificazione: non basta allevare, nutrire, confinare; ora si ridefiniscono gli organismi interni, la biologia stessa, per farli rendere di più. Il caso dei bovini del Minnesota, privati delle corna attraverso l’editing CRISPR-Cas9, è emblematico della perversione logica del capitalismo zootecnico. La rimozione delle corna tramite editing genetico viene presentata come miglioramento della “sicurezza negli allevamenti”, ma la realtà è ben diversa: si tratta di mutilare geneticamente gli animali non-umani per adattarli alla violenza strutturale del sistema di confinamento zootecnico. Ma questa paventata “sicurezza” a cosa si riferisce? Ammassamento forzato, stress cronico, privazione di ogni comportamento naturale, situazioni di pericolo per gli allevatori.
È l’apoteosi del pensiero coloniale: non siamo noi che dobbiamo riconvertire il nostro sistema di sfruttamento, sono i colonizzati (in questo caso gli altri animali) che devono essere modificati per adattarsi meglio alle nostre esigenze di dominio. Crispr e le tecniche moderne non solo accelerano selezioni, ma permettono modifiche mirate al DNA, alterazioni “intrinseche”. Non è più scegliere tra individui che esprimono certe varianti genetiche più vantaggiose per il mercato, ma introdurre, rimuovere, alterare sequenze. È un potere sul vivente che fino a poco fa era dominio della natura o di mutazioni casuali. Adesso è mercato + laboratorio.

La Violenza Eugenetica del Profitto

Da almeno due secoli, col sorgere dell’allevamento industriale, della selezione artificiale (si pensi a bovini da latte con mammelle sproporzionate, polli così pesanti che hanno difficoltà a camminare), il capitalismo ha imposto selezioni estreme. Le modifiche genetiche attuali (Crispr etc.) non sono “nuove” nel principio, solo più rapide, più radicali, più controllate. Il profitto chiede resa, velocità, volume, quantità (carne tenera, latte abbondante, costo basso per sfamare principalmente miliardi di umani). L’editing genetico rappresenta l’evoluzione naturale di due secoli di manipolazione selettiva che ha già devastato il patrimonio genetico delle specie domestiche. L’allevamento, iniziato oltre 10000 anni fa, ha modificato continuamente gli altri animali, portando a una mancanza di varietà genetica. Ma mentre la selezione tradizionale richiedeva generazioni, ora il capitalismo può intervenire direttamente sugli embrioni, accelerando il processo di “ottimizzazione” dei corpi per il profitto. I maiali “resistenti al virus PRRS”, i salmoni che crescono più velocemente, le orate con “maggiore massa muscolare”: ogni modifica genetica ha un solo obiettivo, nascosto dietro retoriche sanitarie o ambientaliste. Si tratta di aumentare la produttività, ridurre i costi, massimizzare i ricavi. Gli animali vengono letteralmente riprogettati come macchine biologiche da profitto.

Il Paradigma della Dominazione Totale

L’aspetto più inquietante è la normalizzazione di questa violenza attraverso il linguaggio tecnico-scientifico. I viventi di altra specie che subiscono tali modifiche vengono definiti “precision bred”, come se la precisione tecnologica potesse legittimare la violenza. Si parla di “efficienza alimentare”, “resistenza alle malattie”, “aumento del rendimento”, termini che cancellano completamente la soggettività degli altri animali, riducendoli a mere unità di produzione da ottimizzare.
Questo linguaggio rivela la profondità dell’ideologia antropo-capitalista: gli altri animali non esistono come individui senzienti con propri interessi, ma solo come risorse da sfruttare più efficientemente. L’editing genetico porta questa logica alle sue conseguenze estreme, permettendo di intervenire direttamente sul “software” biologico per renderlo più compatibile con le esigenze del capitale. Il capitalismo non si accontenta di sfruttare: vuole che le condizioni estreme diventino previste, incorporate, accettate come routine.

La Falsa Retorica del “Benessere”

Particolarmente nauseante è il tentativo di presentare queste pratiche come forme di “tutela del benessere animale”. La rimozione genetica delle corna viene giustificata per “prevenire dolore agli animali”, ma si tratta di una logica perversa: è come se un carceriere, vedendo che gli schiavi si feriscono sbattendo contro le sbarre, decidesse di modificarli geneticamente per renderli più morbidi invece di trovare una soluzione per abolire la schiavitù. La “soluzione” normalizza il sistema di oppressione, presentandolo anzi come atto di compassione. Ma gli animali non possono “scegliere” queste modifiche, la decisione unilaterale è dell’umano-proprietario-industriale-scienziato-capitalista. Questa imposizione genetica è una forma estrema di dominio: dominio non solo spaziale, non solo comportamentale, ma strutturale, biologico.

L’Imperialismo Genetico Globale

La geografia dell’editing genetico rivela chiaramente le dinamiche di potere globali. Giappone, Stati Uniti, Cina e Regno Unito sono “in prima linea” nello sviluppo di queste tecnologie, mentre l’Europa mantiene maggiori restrizioni. Non si tratta di differenze culturali o etiche, ma di strategie economiche diverse nella corsa al controllo dei mercati biotecnologici. Il Giappone ha già commercializzato pesci geneticamente modificati, gli Stati Uniti hanno approvato salmoni “AquAdvantage“: siamo di fronte a una nuova forma di colonialismo, dove il controllo delle biotecnologie riproduttive diventa strumento di potere economico globale. Chi controlla il codice genetico degli animali da allevamento controlla il futuro dell’industria alimentare mondiale.

Il progresso punta alla Schiavitù Perfetta

L’editing genetico rappresenta il sogno bagnato del capitalismo: la creazione di schiavi perfetti, geneticamente programmati per servire i propri padroni senza resistenza. Altri animali senza corna, canini o zanne per non ferire i lavoratori, pesci che crescono più velocemente per ridurre i tempi di allevamento, maiali resistenti alle malattie per diminuire le perdite economiche. È il trionfo del paradigma cartesiano che riduce o vivneti di altra specie a macchine: ora possiamo letteralmente riprogrammarle perché funzionino meglio. La violenza diventa invisibile perché incorporata nel codice genetico stesso, trasformando la dominazione in caratteristica “naturale” delle vittime.

Una Resistenza è Possibile

Di fronte a questa escalation di violenza specista, la risposta deve articolarsi su multipli fronti, combinando critica teorica e azione diretta.

1. Sabotaggio Economico e Boicottaggio Strategico

Boicottaggio totale dei prodotti da editing genetico: Creare liste nere aggiornate di aziende e marchi che utilizzano animali geneticamente modificati. Non limitarsi ai prodotti ovvi (carne, pesce) ma includere derivati nascosti (gelatine, caseina, albumina); Fare pressione sui supermercati: Campagne coordinate per costringere le catene distributive a non commercializzare prodotti di quelle aziende. Le grandi catene spesso sono vulnerabili alle pressioni dell’opinione pubblica (vedi il caso dell’olio di palma); Anche promuovere campagne di disinvestimento dalle aziende biotecnologiche coinvolte nell’editing genetico animale. Colpire i fondi pensione, le banche, gli investitori istituzionali che finanziano queste ricerche.

2. Azione Legale e Normativa

Utilizzare la legislazione esistente (protezione animali, biosicurezza, diritti dei consumatori) per bloccare l’approvazione di nuovi animali modificati. Ogni autorizzazione deve essere contestata in tribunale. Sfruttare le divisioni interne all’UE sull’editing genetico. Intensificare la pressione sui 19 paesi europei (Italia inclusa) che hanno già restrizioni sugli OGM per estenderle all’editing genetico; Pretendere divieti nazionali ed europei per l’applicazione delle tecniche Crispr sugli animali non umani destinati a industria, sport, intrattenimento e altro tipo di abuso a scopo di lucro; Riconoscimento giuridico dell’integrità biologica degli animali: serve una norma che vieti di manipolare geneticamente esseri senzienti per fini economici. Far riconoscere che gli animali hanno diritto a non essere modificati geneticamente, allo stesso modo in cui si riconosce che gli umani hanno diritto a non essere sottoposti a sperimentazioni senza consenso. Una battaglia culturale e giuridica lunga, ma necessaria. Chiedere che la modifica genetica degli animali sia considerata una forma di violenza strutturale, non solo “crudeltà nei confronti degli animali”, ma intervento sul vivente; Lotta per la liberazione animale che includa il diritto alla “biologia inviolata”: che gli animali abbiano diritto a vivere con il loro patrimonio genetico non distorto dai desideri di mercato.

3. Sabotaggio Scientifico e Informatico

Infiltrazione nei centri di ricerca: Sostenere ricercatori eticamente motivati all’interno delle istituzioni scientifiche per rallentare o sabotare le ricerche più dannose. Hacking informatici mirati alle banche dati genetiche e ai sistemi di ricerca delle aziende biotecnologiche con pubblicazione di documenti interni che rivelino gli effetti nascosti dell’editing genetico, le sofferenze degli animali, i rischi sanitari celati.

4. Azione Diretta e Liberazione

Raid coordinati nei centri di ricerca e negli allevamenti per liberare animali destinati all’editing genetico. Sabotaggio degli impianti e distruzione di laboratori, macchinari per l’editing genetico, centri di inseminazione artificiale. Il danno economico deve essere tale da renderlo antieconomico; Blocco dei trasporti attraverso l’interruzione delle filiere logistiche che trasportano animali modificati o materiale genetico modificato.

5. Guerra Culturale e Controinformazione

Documentare e diffondere informazioni sulla realtà degli altri animali modificati geneticamente; Creare reti di giornalisti, influencer, content creator disposti a denunciare sistematicamente queste pratiche e documentare i danni sugli animali manipolati, smascherare il linguaggio rassicurante delle biotech; Promuovere materiali educativi alternativi che smascherino la propaganda scientifica e mostrino la realtà dello sfruttamento. 

6. Costruzione di Alternative Concrete

Investimenti massicci in ricerca e sviluppo di proteine vegetali, carne coltivata da cellule non animali o da unico prelievo non violento, alternative completamente plant-based; Creazione di cooperative e reti di produttori indipendenti che rifiutano categoricamente l’uso di animali; Sviluppo di modelli comunitari autosufficienti dal punto di vista alimentare, svincolati dalle logiche di mercato capitalistico.

7. Alleanze Intersezionali

Convergenza con movimenti ambientalisti: Molti ecologisti sono già contrari agli OGM. Estendere questa opposizione all’editing genetico animale enfatizzando tutti i rischi; Coordinamento globale della resistenza, condivisione di strategie, supporto reciproco tra movimenti antispecisti, ambientalisti e anticapitalisti di diversi paesi. Che si crei una reale intersezionalità, lo stesso sistema che riduce gli animali a carne programmata è quello che schiaccia chi lavora negli allevamenti, devasta le comunità locali e saccheggia i territori. Unire le lotte contro lo sfruttamento animale, umano e ambientale crea forza politica.

L’Urgenza dell’Azione

Il tempo stringe. Ogni giorno che passa, nuove “linee genetiche” vengono consolidate, nuovi brevetti registrati, nuove forme di dominazione normalizzate. La finestra per fermare questa deriva si sta chiudendo rapidamente. La lotta contro l’editing genetico negli allevamenti non può essere delegata alle istituzioni o ai “consumatori responsabili”. Richiede un movimento di massa disposto all’azione diretta, al sabotaggio economico, alla resistenza totale.
Non si tratta più di “migliorare” il sistema ma di fermarlo prima che sia troppo tardi. Davanti alla prospettiva di animali non-umani geneticamente programmati per la sottomissione, ogni forma di lotta è legittima. La liberazione animale è una questione di vita o di morte – letteralmente. E come in ogni guerra di liberazione, la vittoria andrà a chi saprà essere più determinatə, più organizzatə, più spietatə della forza oppressiva. Il nuovo colonialismo genetico si può fermare. Ma solo se siamo dispostə a lottare con la stessa intensità con cui loro stanno distruggendo la vita.

L’editing genetico negli allevamenti viene spacciato per progresso scientifico ma sarebbe più corretto etichettarlo come barbarie tecnologica. Si tratta di radicalizzare definitivamente la zootecnia. Non è tutela del benessere animale ma sua definitiva cancellazione attraverso la riprogrammazione genetica della sottomissione. La libertà degli altri animali e la fine del capitalismo non sono mai state così indissolubilmente legate. Davanti al nuovo colonialismo genetico, ogni altra posizione è complicità di una società che non vuole cambiare il proprio status. E non può definirsi progresso un futuro costruito su corpi piegati e alterati per stabilizzare e velocizzare il mercato. Chiamarla innovazione è solo un trucco linguistico per mascherare il dominio. La frattura politica è netta: o accettiamo che la vita venga riscritta a colpi di profitto o ci opponiamo con ogni mezzo.